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M&A Deal Trend Report Italia 2026: mercato, operazioni e opportunità per le PMI

  • Immagine del redattore: Giovanni Fusero
    Giovanni Fusero
  • 3 ore fa
  • Tempo di lettura: 10 min

Analisi nazionale deal PMI e focus regionale

Aggiornamento: luglio 2026

Aree analizzate: Italia, Piemonte, Lombardia, Liguria, Emilia-Romagna e Toscana.


M&A Deal Trend Report Italia 2026: andamento delle operazioni, focus regionali e opportunità per le PMI.
M&A Deal Trend Report Italia 2026: andamento delle operazioni, focus regionali e opportunità per le PMI.

Il mercato italiano delle fusioni e acquisizioni continua a essere sostenuto soprattutto dalle operazioni che coinvolgono PMI, imprese familiari, gruppi industriali e investitori finanziari interessati a processi di aggregazione, crescita e passaggio generazionale.

Questo M&A Deal Trend Report Italia 2026 analizza l’andamento nazionale delle operazioni, i principali settori, la durata media dei processi e le differenze tra PMI e aziende di maggiori dimensioni, con approfondimenti dedicati a Piemonte, Lombardia, Liguria, Emilia-Romagna e Toscana.

Per l’imprenditore di una PMI familiare, conoscere questi trend significa comprendere quando può essere opportuno preparare l’azienda a una cessione, cercare un partner industriale o finanziario, realizzare un’acquisizione oppure affrontare per tempo un passaggio generazionale.


1. Executive summary

Il mercato M&A italiano ha chiuso il primo semestre 2026 con 637 operazioni completate, in diminuzione del 14% rispetto al primo semestre 2025, per un controvalore superiore a 22 miliardi di euro, contro circa 30 miliardi dell’anno precedente. Il rallentamento è concentrato soprattutto nei valori: il numero di operazioni resta consistente, ma nel semestre sono mancati alcuni grandi deal bancari che avevano sostenuto il confronto 2025. (KPMG)

Il quadro prospettico è più positivo del dato consuntivo. KPMG rileva una pipeline italiana di operazioni annunciate ma non ancora finalizzate superiore a 60 miliardi di euro e stima che il 2026 possa raggiungere circa 1.500 operazioni, con un controvalore complessivo vicino a quello del 2025. Nel 2025 erano state completate 1.463 transazioni per 74 miliardi di euro, nuovo massimo storico per numero di deal. (KPMG)

Il segmento delle PMI continua a rappresentare il vero motore quantitativo del mercato. Nei dati AIFI-PwC relativi a private equity e venture capital, circa nove investimenti su dieci hanno riguardato imprese con meno di 250 addetti. Queste operazioni hanno tuttavia assorbito meno della metà del capitale investito, confermando la forte concentrazione dei controvalori sui pochi grandi deal.

La Lombardia mantiene una posizione dominante. Sulla base dell’ultimo dato regionale omogeneo disponibile, relativo agli investimenti PE e VC chiusi nel 2025, si contano 372 operazioni in Lombardia, 56 in Piemonte, 54 in Emilia-Romagna, 50 in Toscana e 17 in Liguria. Questi numeri non comprendono tutto il mercato M&A industriale, ma costituiscono il miglior indicatore pubblico comparabile della distribuzione territoriale dell’attività finanziaria sulle imprese.


2. Andamento del mercato italiano

Nel primo semestre 2026 il valore delle operazioni completate risulta inferiore di circa il 27% rispetto al primo semestre 2025. La pipeline annunciata, tuttavia, è quasi tre volte il valore già chiuso nel semestre.


Direzione delle operazioni

Direzione

Operazioni H1 2026

Valore

Confronto H1 2025

Italia su Italia

342

€6,8 mld

Volumi -10%; valore -59%

Estero su Italia

Circa 195

€8,2 mld

Volumi -13%; valore +19%

Italia su estero

100

€7,2 mld

Volumi -28%; valore +6%

Totale

637

oltre €22 mld

Volumi -14%; valore circa -27%

Le variazioni percentuali della tabella sono elaborazioni sui dati KPMG. Il dato evidenzia due dinamiche:

  • il mercato domestico mantiene un numero elevato di operazioni, ma con ticket medi inferiori;

  • l’interesse internazionale per gli asset italiani resta significativo, con un aumento del valore inbound nonostante la diminuzione del numero di transazioni.

Le operazioni estero-su-Italia hanno infatti prodotto più valore di quelle domestiche, segnalando che gli investitori internazionali continuano a riconoscere premi rilevanti alle aziende italiane caratterizzate da marchi, tecnologia, posizioni di nicchia e capacità di esportazione. (KPMG)


3. Trend settoriali 2026

Tre macrosettori hanno generato circa il 69% dei controvalori del primo semestre:

Settore

Operazioni o valore H1 2026

Principali driver

TMT

105 deal; €6,4 mld

software, applicazioni, servizi IT, AI, infrastrutture digitali

Industrial Markets

151 deal; €4,6 mld

automazione, componentistica, chimica, materiali, consolidamenti internazionali

Energy & Utilities

Circa €4,4 mld

reti, distribuzione, transizione energetica, infrastrutture

Financial Services

Elevata pipeline

consolidamento bancario, assicurazioni, asset management, pagamenti

Pharma e Life Sciences

Operazioni trasformative

farmaci specialistici, malattie rare, internazionalizzazione

KPMG segnala, fra le operazioni già completate, l’acquisizione di Italiana Petroli da parte di SOCAR per circa 3 miliardi, l’acquisto di divisioni di RadiciGroup da parte di Lone Star per circa 1 miliardo, l’operazione Chiesi-KalVista per circa 1,2 miliardi e l’acquisizione di Riello da parte di Ariston per circa 370 milioni. (KPMG)

La pipeline comprende, fra l’altro, le operazioni Recordati-CVC, Angelini-Catalyst, Amplifon-GN Hearing, Poste Italiane-TIM, Intesa Sanpaolo-MPS e Saipem-Subsea7. La sola proposta Poste-TIM presenta un valore indicato da Reuters di 13,5 miliardi di euro e si inserisce nel più ampio tema del consolidamento fra telecomunicazioni, cloud, data centre e infrastrutture per l’AI. (KPMG)


4. Private equity, venture capital e PMI

Nel 2025 AIFI e PwC hanno rilevato:

  • 887 investimenti in 528 società;

  • 11,61 miliardi di euro investiti;

  • crescita del 21% del numero di operazioni rispetto al 2024;

  • diminuzione del 22% dell’ammontare investito;

  • 210 buyout, 568 operazioni early stage e 68 expansion;

  • ticket medio di 13,1 milioni, che scende a 8,2 milioni escludendo large e mega deal.

Evoluzione dell’attività PE e VC

Anno

Operazioni

Società target

Capitale investito

2021

654

488

€14,70 mld

2022

848

624

€23,66 mld

2023

750

501

€8,16 mld

2024

732

497

€14,90 mld

2025

887

528

€11,61 mld

Il 2025 presenta quindi il numero più elevato di investimenti del quinquennio, ma non il massimo valore: un’indicazione della crescente diffusione di add-on, operazioni su PMI e ticket medio-piccoli.


Peso specifico delle PMI

Utilizzando la soglia europea di meno di 250 addetti:

  • circa il 91% del numero degli investimenti ha riguardato PMI;

  • alle PMI è riconducibile circa il 49% del capitale investito;

  • le imprese con ricavi inferiori a 50 milioni rappresentano circa l’87% del numero di operazioni e il 35% dell’ammontare;

  • le operazioni small e medium, definite da AIFI come investimenti in equity inferiori a 150 milioni, hanno raccolto 6,456 miliardi, in crescita del 6% rispetto al 2024;

  • large e mega deal hanno assorbito 5,154 miliardi, pari al 44% del capitale complessivo.


Interpretazione per le PMI familiari

Il mercato 2026 presenta condizioni favorevoli per quattro tipologie di target:

  1. imprese familiari con assenza di successori e management da rafforzare;

  2. aziende di nicchia utilizzabili come piattaforme per successive acquisizioni;

  3. società con EBITDA positivo e opportunità di crescita internazionale;

  4. add-on complementari a partecipate di fondi o gruppi industriali.


Nel buyout 2025, il 48% delle operazioni ha comportato un investimento inferiore a 15 milioni di euro e un ulteriore 48% un investimento compreso fra 15 e 150 milioni. Soltanto il 4% ha riguardato large e mega deal. Questo dato conferma che, numericamente, il mercato dei buyout è quasi integralmente composto da operazioni small e mid-market.


5. Distribuzione regionale

I dati regionali sottostanti riguardano gli investimenti di private equity e venture capital chiusi nel 2025. Non costituiscono il numero totale delle acquisizioni avvenute in ciascuna regione, perché non includono tutte le operazioni industriali, familiari o strategiche prive di un investitore finanziario.


M&A in Lombardia 2026

Con 372 investimenti, la Lombardia rappresenta il 47% del numero nazionale delle operazioni PE e VC e circa il 40% del capitale investito. Milano rimane il principale centro italiano per fondi, advisor, finanziatori e acquirenti internazionali.

Trend principali

  • consolidamento bancario, assicurativo e dell’asset management;

  • fintech, pagamenti e software;

  • business services e servizi professionali;

  • farmaceutica e healthcare;

  • manifattura avanzata e componentistica;

  • acquisizioni seriali sostenute da fondi.

La regione è direttamente coinvolta nel consolidamento bancario: Reuters ricostruisce operazioni quali MPS-Mediobanca, BPER-Banca Popolare di Sondrio, Banco BPM-Anima e le offerte che coinvolgono Intesa Sanpaolo, MPS, UniCredit e Banco BPM. Il Financial Times ha inoltre riportato l’interesse di CVC per Nexi con una possibile operazione da circa 9 miliardi, debito incluso. (Reuters)

Outlook: mercato molto competitivo per le aziende di qualità; ampia disponibilità di buyer ma aspettative elevate su reporting, governance, management e crescita. Per una PMI lombarda ben preparata, un processo competitivo può generare una pluralità di offerte industriali e finanziarie.


Il Piemonte ha registrato 56 investimenti PE e VC, risultando la terza regione italiana dopo Lombardia e Lazio nella rilevazione AIFI-PwC.

Segmenti con maggiore potenziale M&A

  • componentistica automotive e mobilità;

  • automazione industriale e meccatronica;

  • aerospazio e difesa;

  • food, beverage e packaging;

  • software industriale e servizi IT;

  • energia, ambiente ed economia circolare;

  • imprese familiari esportatrici prive di successione interna.

La principale opportunità piemontese non è rappresentata dai mega deal, ma dalla frammentazione del tessuto produttivo. Il profilo più appetibile è quello di un’azienda con ricavi fra 5 e 50 milioni, specializzazione tecnica, clienti internazionali e una seconda linea manageriale già autonoma.

Outlook: positivo per operazioni di aggregazione e passaggio generazionale; maggiore selettività verso aziende fortemente dipendenti dall’automotive tradizionale, da un singolo committente o dal fondatore.


M&A in Emilia-Romagna 2026

L’Emilia-Romagna ha totalizzato 54 investimenti, sostanzialmente in linea con il Piemonte.

Settori prioritari

  • macchine automatiche e packaging;

  • automazione e robotica;

  • food processing e ingredientistica;

  • automotive e motor valley;

  • farmaceutica e dispositivi medici;

  • software B2B e servizi tecnici;

  • consumer brand e ristorazione.

Il possibile processo di vendita di Segafredo Zanetti costituisce un segnale emblematico. Reuters ha riferito che BC Partners, CVC, Bain Capital e CapVest stanno valutando un investimento nel gruppo, che prevede per il 2026 ricavi superiori a un miliardo ed EBITDA di circa 120 milioni. Reuters precisa tuttavia che non risultano ancora offerte formali e che la vendita potrebbe non concretizzarsi. (Reuters)

La regione è coinvolta anche nel consolidamento bancario attraverso BPER, che ha completato l’acquisizione di Banca Popolare di Sondrio ed è parte delle più ampie ipotesi di riorganizzazione del sistema creditizio italiano. (Reuters)

Outlook: favorevole sia per piattaforme industriali sia per add-on. Le aziende con tecnologie proprietarie, service ricorrente e forte presenza internazionale continueranno a ottenere valutazioni superiori alla media.

  

M&A in Toscana 2026

La Toscana ha registrato 50 investimenti PE e VC nel 2025.

Settori prioritari

  • farmaceutica, biomedicale e life sciences;

  • moda, pelletteria e luxury supply chain;

  • food, wine e agribusiness;

  • macchinari e componentistica;

  • turismo e hospitality;

  • software e servizi alle imprese.

La regione è al centro del riassetto bancario nazionale attraverso Monte dei Paschi di Siena. Dopo l’acquisizione di Mediobanca nel 2025, MPS è coinvolta nella prospettata fusione con la banca milanese e nell’offerta formulata da Intesa Sanpaolo, confermando il peso delle operazioni finanziarie nel valore complessivo del mercato italiano. (Reuters)

Outlook: forte polarizzazione. Le aziende con marchio, proprietà intellettuale, tracciabilità della filiera e distribuzione internazionale restano attrattive; maggiore prudenza per operatori della moda dipendenti da pochi committenti o con marginalità sotto pressione.


M&A in Liguria 2026

La Liguria ha registrato 17 investimenti PE e VC. Il numero inferiore rispetto alle altre regioni riflette anche la minore dimensione del tessuto imprenditoriale regionale, ma non esclude operazioni strategicamente rilevanti.

Settori prioritari

  • navalmeccanica e tecnologie marittime;

  • portualità e logistica;

  • difesa e applicazioni dual-use;

  • sensoristica e robotica subacquea;

  • energia e infrastrutture;

  • turismo e servizi.

Il piano di acquisizioni di Fincantieri nel settore underwater rappresenta un segnale nazionale particolarmente significativo anche per il cluster ligure. Il gruppo ha annunciato l’acquisto di partecipazioni in Next Geosolutions, WSense, Graal Tech e Defcomm per un investimento iniziale di circa 600 milioni, potenzialmente superiore a un miliardo considerando l’offerta sulle quote residue di NextGeo. (Reuters)

Outlook: volumi inferiori ma maggiore concentrazione su nicchie strategiche. Le opportunità migliori riguardano tecnologie marittime, cybersecurity portuale, automazione, manutenzione e servizi ad alto contenuto ingegneristico.


6. Durata media delle operazioni

Precisazione metodologica

Non esiste una banca dati pubblica italiana che rilevi in modo omogeneo la durata dal conferimento del mandato al closing, separando PMI e aziende maggiori. Indicare un’unica “media italiana” produrrebbe quindi un dato apparentemente preciso ma non verificabile.

Le durate seguenti sono benchmark di pianificazione, costruiti considerando:

  • lead time di circa sei mesi rilevato da Axial per il lower middle-market;

  • intervallo generale internazionale compreso fra tre-sei mesi e uno-tre anni;

  • maggiore durata osservabile nei processi pubblici, regolamentati, cross-border o sottoposti ad antitrust;

  • esperienza operativa delle diverse fasi di un processo sell-side. (Axios)

Tipologia

Intervallo realistico

Valore centrale di pianificazione

Piccola PMI domestica, già preparata

5–8 mesi

6,5 mesi

PMI mid-market o asta competitiva

7–11 mesi

9 mesi

Upper mid-market o cross-border

9–15 mesi

12 mesi

Large-cap, quotata o regolamentata

12–24+ mesi

18 mesi

Scomposizione di un processo PMI

Fase

Durata indicativa

Analisi preliminare, valutazione e preparazione

4–8 settimane

Information memorandum e data room

4–6 settimane

Individuazione e contatto dei buyer

6–12 settimane

Offerte indicative e selezione

4–8 settimane

LOI, esclusiva e due diligence

8–14 settimane

SPA, finanziamento e closing

4–10 settimane

Autorizzazioni o condizioni sospensive

Da 2 settimane a diversi mesi

Le fasi possono sovrapporsi. Un processo avviato senza reporting gestionale, contratti ordinati, situazione fiscale verificata e allineamento fra i soci può richiedere molto più tempo.

Perché le PMI non sono sempre più rapide

Le PMI presentano meno complessità regolamentare, ma spesso una maggiore complessità personale e organizzativa:

  • dipendenza dal fondatore;

  • contabilità gestionale non strutturata;

  • sovrapposizione tra patrimonio familiare e aziendale;

  • immobili non operativi;

  • rapporti con parti correlate;

  • assenza di management autonomo;

  • divergenze fra soci o rami familiari;

  • aspettative di prezzo non supportate dall’EBITDA normalizzato.

Una PMI preparata può chiudere in cinque-sei mesi. La stessa azienda, senza preparazione preventiva, può richiedere dodici-diciotto mesi o non arrivare al closing.

Perché i grandi deal durano di più

Nei large-cap si aggiungono:

  • antitrust e controllo delle concentrazioni;

  • Golden Power e foreign investment screening;

  • autorizzazioni bancarie o assicurative;

  • consultazioni sindacali;

  • più ordinamenti giuridici;

  • finanziamenti complessi;

  • carve-out e separazione di divisioni;

  • offerte pubbliche e approvazioni degli azionisti.

La fusione Saipem-Subsea7, annunciata nel 2025 e ancora sottoposta nel luglio 2026 a possibili approfondimenti antitrust europei, è un esempio della distanza che può intercorrere tra annuncio e closing nelle operazioni strategiche. (Reuters)


7. Principali rischi per il secondo semestre

Geopolitica e mercati energetici. KPMG attribuisce parte del rallentamento iniziale del 2026 all’aumento dell’incertezza internazionale. Un nuovo shock potrebbe rinviare le decisioni dei board e aumentare il costo del finanziamento. (KPMG)

Autorizzazioni. I grandi consolidamenti finanziari, infrastrutturali, energetici e delle telecomunicazioni possono subire proroghe, condizioni o richieste di dismissione.

Qualità degli utili. Sulle PMI aumenta l’attenzione alla sostenibilità dell’EBITDA, alla concentrazione clienti, al capitale circolante e alla reale autonomia dal fondatore.

Finanziamento. Il credito resta disponibile, ma le strutture sono più prudenti: maggiore equity, earn-out, vendor loan e reinvestimento del venditore vengono utilizzati per colmare le differenze di valutazione.

Execution risk. L’aumento del numero di processi non implica automaticamente un aumento equivalente dei closing. Segafredo, Nexi, Saipem-Subsea7 e i numerosi dossier bancari mostrano come una pipeline elevata possa rimanere aperta a lungo. (Reuters)


8. Outlook M&A Italia 2026

Scenario base

Lo scenario più probabile è un mercato vicino a 1.500 operazioni, con valore complessivo prossimo ai 74 miliardi registrati nel 2025. Il numero dei deal sarà sostenuto dalle PMI, mentre il valore dipenderà dal closing di poche operazioni trasformative. (KPMG)

Scenario positivo

La finalizzazione dei dossier bancari, telecom, pharma ed energy potrebbe portare il valore oltre il 2025. Il contesto globale è favorevole: Morgan Stanley prevede 6.400 miliardi di dollari di M&A mondiale nel 2026; nel secondo trimestre i deal annunciati sono aumentati di oltre il 64% e quelli completati di oltre il 33% su base annua. (Reuters)

Scenario prudenziale

Nuove tensioni geopolitiche, incremento dei tassi, interventi antitrust o deterioramento dei risultati aziendali potrebbero spostare al 2027 una parte rilevante della pipeline.



9. Conclusioni operative per PMI familiari

Nel 2026 il mercato italiano non appare in contrazione strutturale. Sta invece mostrando una maggiore separazione tra:


  • numero delle operazioni, sostenuto dalle PMI;

  • controvalore, dipendente dai large-cap;

  • aziende preparate, per le quali resta elevata la competizione fra buyer;

  • aziende non preparate, sulle quali aumentano sconti, garanzie ed earn-out.

Per una PMI familiare, il momento migliore per iniziare la preparazione non coincide con l’avvio della vendita. Un percorso di dodici-ventiquattro mesi dedicato a governance, management, reporting, normalizzazione dell’EBITDA e riduzione della dipendenza dall’imprenditore può ridurre la durata del successivo processo e migliorare sia il prezzo sia la probabilità di closing.




Giovanni Fusero affianca da oltre 30 anni imprenditori, famiglie imprenditoriali e PMI nei processi di passaggio generazionale, vendita e acquisizione di aziende, ricerca di partner industriali e finanziari e operazioni straordinarie. Attraverso Studio Fusero supporta l’imprenditore nella valutazione delle alternative strategiche, nella preparazione dell’impresa, nella ricerca delle controparti e nella negoziazione delle operazioni, con particolare attenzione alle dinamiche delle PMI familiari, partendo da Torino al Piemonte ed all'Italia


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