Cerca
  • Editor

2020, l’anno della consapevolezza.

Un anno strano, difficile, tragico per le vite umane e per il contesto socioeconomico. Potrebbe però essere anche un anno i cui cambiamenti epocali permetteranno all’imprenditore ed al manager di staccarsi da assiomi ed abitudini


Qualsiasi sia la generazione alla quale apparteniamo, abbiamo sempre o quasi avuto delle certezze. Che la nostra crescita personale e professionale sia avvenuta negli anni ‘70, ‘80, ‘90 e così via, ogni periodo storico è stato segnato da certezze, positive o negative che fossero, ed i percorsi intrapresi hanno sempre attinto da assunti e sicurezze.

Negli ultimi tre decenni la velocità con la quale il cambiamento sociale ed economico ha impattato nelle nostre vite è aumentato palesandosi gradualmente a tutti. Gli anni ‘80 sono di fatto stati lo spartiacque e successivamente l’informazione ed il sapere alla portata di tutti grazie anche ad internet hanno velocizzato ogni dinamica ed i mercati, che fossero di beni o servizi, si sono gradualmente globalizzati a prescindere dalla dimensionalità della realtà aziendale.

Nel contesto economico, molti studi già negli anni ‘90, analizzando il mondo del lavoro, anticiparono che le attività di maggior successo nei lustri successivi sarebbero state attività non ancora esistenti. Altro elemento del cambio che era in corso è evidenziato dalle organizzazioni aziendali ed industriali che hanno iniziato a variare i loro obiettivi dalla soddisfazione delle necessità alla creazione di queste ultime e dei bisogni dei consumatori.

Negli ultimi 20 anni gli effetti dei cambiamenti del ventennio precedente non hanno escluso nessuna realtà aziendale, quello che è stato completamente diverso ed asimmetrico è stato l’approccio a questi cambiamenti che ogni realtà aziendale ha posto in essere.

Il primo passaggio da difficoltà fisiologiche ad un inizio di patologia del sistema impresa, come caduta dal nulla, è poi arrivata la “crisi” del nuovo millennio a ridosso del 2008, che a seconda dei settori, ha impattato violentemente sul lavoro e sull’economia, cogliendo impreparati la maggior parte degli attori diretti delle imprese, e l’Italia è stata particolarmente colpita. I motivi sono molteplici, da quelli tecnico-economici a quelli finanziari a quelli strategici. Si è parlato tanto di sottocapitalizzazione delle imprese italiane, del sistema finanziario che non supportava a dovere il sistema produttivo, del costo del lavoro, della burocrazia e della politica che non aiutavano l’impresa, del sistema fiscale particolarmente esoso e complesso. Tutte cause reali che purtroppo non hanno fatto che aggravarsi negli anni successivi a questa crisi. Ma siamo certi che le cause siano esclusivamente queste? In quanti hanno utilizzato questa crisi per valutare se e quali nuove strade ed opportunità potevano esserci?

Il risultato, a prescindere dai motivi che hanno portato ad una situazione generalizzata pesante per la nostra economia e per le nostre aziende dal 2008 ad inizio 2020, è stato quello di una crescente crisi per le imprese, con dati statistici in seguente peggioramento sulla moria delle imprese e dell’occupazione, anche nei capisaldi storici dell’economia italiana.

Innovazione, cambiamento ….. sono termini e concetti ripetuti e di moda negli ultimi anni. Quante volte abbiamo letto o ripetuto “Non è la più forte delle specie che sopravvive, né la più intelligente, ma quella più reattiva ai cambiamenti.” chiamando in causa Darwin?

Tutto giusto, tutto corretto, ma effettivamente in quanti hanno realmente sposato il mettere in gioco le certezze, abbandonando dei modelli di lavoro e di business, conosciuti e solidi, ma senza elasticità e senza valutazione di scenari non ancora percorsi, o anche solo mettendoli in discussione, rinviando scelte che potevano essere al di fuori dei territori conosciuti?

Ed arriva il 2020, “anno di inizio del Covid” come verrà probabilmente ricordato, caratterizzato da cambiamenti che già sono e saranno epocali, sia nel sistema lavoro che nel sistema socioeconomico. Anno che rischia di far diventare patologico un malessere generalizzato e diffuso (tralasciando tutti gli effetti nefasti e durissimi sulla salute e sulla vita delle persone).

Da questo momento le certezze di cui si parlava sopra lasceranno spazio all’incertezza come compagna di viaggio, e questo deve essere il primo step della consapevolezza che dovremo acquisire. La capacità progettuale è stata minata in questo periodo di assoluta rapida mutevolezza e non si può ignorare l’instabilità dei programmi e progettazioni.

Il paradigma dal 2021 in poi, deve necessariamente passare da una visione di trasformazione di ciò che c’è ed a cui siamo abituati ad una di creazione di nuovi scenari e contesti andando verso approcci e modalità lavorative che fino ad ora non abbiamo percorso.

Come per la dinamica della persona “essere umano” tutte le volte che non si fanno scelte, ancorché difficili, sarà la vita a scegliere per noi, anche per la dinamica aziendale, se non si approccia con differenti metodologie e strumenti a nuovi scenari, sarà il contesto che trainerà la struttura azienda, verso direzioni non più controllabili.

In questo periodo abbiamo già visto alcune variazioni delle abitudini e del modo di lavorare, è stata la quarantena dello smart working, ad esempio, per molte aziende vissuto, strutturato e subìto come emergenza, ma anche questo va correttamente gestito ed inserito in un contesto più ampio di nuovi modelli di business.

Strategicamente, i modelli manageriali ed imprenditoriali dovranno essere ridisegnati con una programmazione agile e con più scenari possibili e scalabili, per permettere di variare gli obiettivi rapidamente, capire la misura e il posizionamento delle asimmetrie sia per un processo di riorganizzazione e riposizionamento ma soprattutto per sviluppare progetti concreti ed innovativi, per una creazione del valore senza più assiomi.

E’ una grande sfida quella che andremo ad affrontare dal 2021, che permetterà, se avremo acquisito la giusta consapevolezza dell’evoluzione di questi decenni e soprattutto di quest’ultimo anno e l’impatto avuto sul sistema socioeconomico, di diventare attori di questo cambiamento e non subirlo. Pianificando un’attenta analisi sui ragionamenti che hanno portato agli attuali modelli di business, su come i manager e gli imprenditori ragionano, sui loro approcci comportamentali e su come trovare le capacità che aiutino ad adottare strategie dinamiche, elastiche, scalabili, in grado di modellare le attività che i nuovi scenari richiederanno.


Giovanni Fusero

Strategic Business Advisor & Business Coach

©1995 Studio Fusero